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Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è per statuto un organo della Fondazione Basso-Sezione internazionale: nato nel giugno 1979, esso rappresenta la diretta prosecuzione dell’esperienza dei tribunali di opinione Russell I e II.
Il TPP è un tribunale di opinione la cui opera è rivolta a identificare e rendere pubblici i casi di sistematica violazione dei diritti fondamentali, in particolar modo riguardo tutti quei casi in cui la legislazione nazionale e internazionale risultino fallimentari nel difendere il diritto dei popoli (leggi l’articolo di Gianni Tognoni).
Il tribunale di opinione rappresenta una innovazione sui terreni del diritto e della politica sulla cui legittimità la riflessione di Basso si è più volte interrogata per giungere alla conclusione che:
«Le esigenze della pubblica coscienza possono diventare una fonte riconosciuta del diritto [...] e un tribunale che emani direttamente dalla coscienza popolare riflette un’idea destinata a camminare: il potere istituzionalizzato e il popolo, da cui il primo pretende derivare, in realtà tendono sempre più ad allontanarsi e solo una ricca iniziativa popolare può cercare di gettare un ponte tra il popolo e il potere».
Nei suoi trent’anni di storia il Tribunale Permanente dei Popoli ha accompagnato, anticipato e supportato le lotte dei popoli contro le violazioni dei loro diritti fondamentali, come la negazione del principio di autodeterminazione, le invasioni straniere, la distruzione ambientale e tutti quei casi di nuove forme di dittatura economica e di schiavitù.
L’azione del TPP si basa sui principi espressi dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli ed è volta all’esame della realtà e allo studio del complesso di cause storiche, politiche ed economiche che portano alla violazione del Diritto dei popoli, al fine di emettere delle “sentenze” che colpiscano, sotto forma giuridica, i responsabili delle violazioni di tali diritti.
Il TPP è permanente ed è caratterizzato dal pluralismo ideologico dei membri della giuria, scelti in base alle loro qualità morali, scientifiche, letterarie, tra essi vi sono anche alcuni vincitori di premi Nobel.
Dalla sua nascita il TPP ha organizzato 36 sessioni tutte incentrate sulle violazioni del diritto all’autodeterminazione interna ed esterna dei popoli. Tra le questioni trattate negli ultimi anni, il problema delle radici della legittimità, e dell’illegittimità, del diritto internazionale è stato affrontato in diverse sessioni come: “L’impunità in America Latina” del 1991; “La Conquista e il diritto internazionale” del 1992; “Le politiche del Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale” del 1989 e del 1994; “Il diritto internazionale e le nuove guerre” del 2002.
Un altro importante filone di analisi ha riguardato i crimini economici intesi come categorie strutturali delle violazioni dei diritti umani. In questa direzione sono andate le sessioni sui “disastri industriali”, come Bhopal (1992) e Chernobyl (1996), e quelle su “Le imprese transnazionali e diritti dei popoli in Colombia” del 2008 e su “L’Unione Europea e le imprese transnazionali in America Latina” del 2010.Tutte le sentenze vengono inviate alle principali istanze internazionali e molte sono state discusse dalla Commissione per i diritti umani dell’ONU a Ginevra.
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