Tribunale Permanente Dei Popoli (1979-2006)
Farsi voce dei diritti negati
di Gianni Tognoni
Forse la cosa più semplice e utile da dire sul Tribunale Permanente
dei Popoli è quella di invitare a guardare la lista delle sue Sessioni
e, ancor di più, andare a riprendere i testi delle sue sentenze,
ormai tutte disponibili in italiano, grazie al lavoro di edizione svolto
lungo i 25 e più anni di attività dei TPP dall'Archivio della
Memoria.
Il Tribunale Permanente dei Popoli viene infatti definito (al di là dei
suoi Statuti e della sua caratteristica formale di essere un tribunale di
opinione, emanazione diretta della Fondazione Internazionale Lelio Basso,
costituito da un gruppo esteso di "personalità" indipendenti
che accettano di essere giudici nelle diverse sessioni e che per questo
danno gratuitamente tempo, competenze, lavoro) da questa sua presenza "permanente",
da quando è stato stabilito nel 1979, agli incroci critici della
storia di liberazione (e più spesso di repressione) dei Popoli.
Il Tribunale Permanente dei Popoli è nato di fatto dalla richiesta
(formulata al termine della terza sessione dei Tribunale Russell 2 sull'America
Latina) di essere una tribuna dove i Popoli potessero da una parte prendere
la parola, dall'altra incontrare una capacità di ascoltare, interpretare, "dire" il
loro diritto.
Le priorità, i contenuti, la dottrina dei Tribunale Permanente dei
Popoli non nascono dunque da un programma prestabilito, ma da questo incrocio
con la eterogeneità delle situazioni che non trovano spazio nelle
agende ufficiali degli Stati, o lo trovano con ritardi incredibili, o in
contesti che obbligano spesso le domande di fondo dei Popoli a travestirsi-adattarsi
per essere ascoltate.
E' capitato così molto spesso al Tribunale Permanente dei Popoli
di anticipare denunce e giudizi che solo dopo anni sono stati riconosciuti:
basta citare la lotta di liberazione dell'Eritrea, la condanna della dittatura
di Marcos nelle Filippine, la documentazione sui desaparecidos dell'Argentina
e sulla infinita repressione degli Indios del Guatemala (Rigoberta Menchù,
premio Nobel per la Pace nel 1993, testimoniò per la prima volta
la sua storia al Tribunale Permanente dei Popoli a Madrid nel 1983), la
denuncia e il giudizio su quanto capitava a Timor Est ed in Tibet (capitoli
ancora aperti, dolorosamente).
La specificità dei Tribunale Permanente dei Popoli è quella,
ogni volta, di andare alle radici dei fatti, di articolare le Sentenze non
solo sulle responsabilità di individui o di gruppi, ma sulle cause
strutturali, a livello dei singoli paesi e sempre più spesso della
Comunità Internazionale.
Vanno in questa direzione di contributo conoscitiva e dottrinale, che analizza
e condanna ciò che ora succede in vista di un diritto da costruire
e da affermare, i lavori (anche in questo senso spesso anticipatori) sulle
responsabilità del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e della BM
(Banca Mondiale) rispetto ai nuovi genocidi, economici e culturali, di intere
aree dei mondo; sulla democrazia di facciata che copre l'impunità nei
paesi dell'America Latina; sulla violazione del "Popolo dei bambini";
sulla svolta di chiusura al Diritto di asilo in Europa.
La sessione sull'Amazzonia, il lungo lavoro su Bhopal e sui rischi industriali
che coinvolgono le popolazioni civili e non solo i lavoratori, e la Sessione
su Chernobyl, hanno fortemente sottolineato le esigenze, ed insieme i grandi
ritardi, di un diritto capace di includere efficacemente gli umani tra i
beni da proteggere di fronte all'aggressione anonima, ambigua, difficilmente
quantificabile, non perseguibile, drammatica, di quel rischio che si chiama
l'interesse economico, più o meno coniugato con lobbies militari
o con ideologie di "progresso".
Le due sessioni sulla ex Jugoslavia, lanciate prima della istituzione del
Tribunale Internazionale delle Nazioni Unite hanno da una parte ripreso
lo stile dei contenuti "tradizionali" (l'essere tribuna, luogo,
tempo, possibilità, auspicio, contributo per almeno ricordare-dire
il diritto dei Popoli), e dall'altra hanno riaperto esplicitamente capitoli
caldi e fondamentali di diritto internazionale, l'autodeterminazione, l'imputabilità -
responsabilità quotidiana della politica internazionale e della sua
diplomazia, l'impotenza e la marginalizzazione crescente del diritto nel
tempo che chiude ed apre il millennio.
È nello stesso tempo drammatico e simbolico che il Tribunale Permanente
dei Popoli si ritrovi, proprio dopo l'istituzione della Corte Penale Internazionale,
che ne doveva in un certo senso sancire la superfluità, a dover riprendere-rinnovare
il suo cammino: da una parte per riproporre con forza l'analisi e la qualificazione,
dei crimini delle multinazionali (rispetto a cui il Tribunale internazionale
si dichiara incompetente) che già erano protagoniste del Tribunale
Russell sull'America Latina (v. le sessioni sull'Elf-Aquitaine, a Parigi;
quella di Warwick, quella in corso in Colombia); dall'altra per affrontare
il cambiamento di paradigma di diritto "forzato" sulla scena mondiale
dalle "guerre".
La "permanenza" di un bisogno di diritto che nasce da dentro
la storia dei Popoli non poteva per altro essere più esemplarmente
e tragicamente rappresentato dalla sessione sull'Algeria; il paese dove
30 anni fa era stata adottata la Dichiarazione Universale che è la
Magna Charta del Tribunale Permanente dei Popoli.
Il lavoro è stato tanto. Sembra perfino incredibile visto ora, sapendo
che ogni volta si è ripartiti senza un soldo in tasca, letteralmente,
e, spesso, nella generale indifferenza o nella curiosità di chi dice:
vediamo.
Si è rimasti, come si voleva, indipendenti e credibili, come metodo
e come contenuti: non è mai successo, anche nelle sessioni più controverse
e difficili, che qualcuno da qualche parte, abbia potuto sollevare-sostenere
obiezioni o critiche serie.
Abbiamo segni e tracce che qualcosa di ciò che si è fatto è "passato" nella
storia, nella vita, nella speranza, nella liberazione dei Popoli che abbiamo
incrociato.
Anche se non ha senso porsi domande di efficacia "specifica" del
Tribunale: facciamo parte di quel più grande progetto di "ricerca
ad alto rischio" la cui domanda di fondo e generale è quella
di sempre: "val la pena dire la verità, cercarne-proteggerne
la memoria, difenderne-prepararne le strade, perché di volta in volta
i popoli che in quel tempo e in quel luogo più soffrono per la sua
assenza possano alzarsi e camminare?".
Gianni Tognoni
Segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli
SESSIONI DEL TRIBUNALE PERMANENTE DEI POPOLI
1. Sahara Occidentale (Bruxelles, 1979)
2. Argentina (Ginevra, 1980)
3. Eritrea (Milano, 1980)
4. Filippine e Popolo Bangsa Moro (Anversa, 1980)
5. El Salvador (Messico, 1981)
6. Afghanistan I (Stoccolma, 1981)
7. Afghanistan Il (Parigi, 1982)
8. Timor Orientale (Lisbona, 1981)
9. Zaire (Rotterdam, 1982)
10. Guatemala (Madrid, 1983)
11. Genocidio degli Armeni (Parigi, 1984)
12. Gli interventi degli Stati Uniti in Nicaragua (Bruxelles, 1984)
13. Le Politiche del FMI e della BM I (Berlino, 1988)
14. Le Politiche dei FMI e della BM Il (Madrid,1994)
15. Porto-Rico (Barcellona,1989)
16. Amazzonia Brasiliana (Parigi 1990)
17. L'Impunità per i crimini di lesa umanità in America Latina
(Bogotà, 1991)
18. La conquista dell'America e il diritto internazionale (Padova-Venezia,
1992)
19. Tibet (Strasburgo, 1992)
20. Rischi industriali e diritti umani I (Bhopal)
21. Rischi industriali e diritti umani II (Londra,1994)
22. Diritto d'asilo in Europa (Berlino, 1995)
23. Sui crimini contro l'umanità in ex Jugoslavia I (Berna,1995)
24. Sui crimini contro l'umanità in ex Jugoslavia II (Barcellona,
1995)
25. La violazione dei diritti fondamentali dell'infanzia, e dei minori
(Trento-Macerata-Napoli 1995)
26. Chernobyl: ambiente, salute e diritti umani (Vienna,1996)
27. I diritti dei lavoratori e dei consumatori neu'industria dell'abbigliamento
(Bruxelles, 1998)
28. Violazione dei diritti fondamentali dei bambino e dell'adolescente
in Brasile (San Paolo -Brasile 1999)
29. Elf-Aquitaine non deve fare legge in Africa (Parigi 1999)
30. Multinazionali globali e "Dis-Torti umani" (Warwick 2000)
31. Il Diritto internazionale e le nuove guerre (Roma 2002)
32. Violazione dei diritti umani in Algeria (1992-2004) (Parigi 2004)
33. Violazione dei Diritti umani in Colombia (Bogotà aprile 2006).
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